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Mattia, un giovane dagli occhi grandi, si sposta dalla provincia nella grande capitale, convinto che con la penna si possa cambiare il mondo e che sia possibile diventare un giornalista famoso e di successo conservando la propria integrità. A Roma, però, Mattia scopre la dura realtà di praticante in un grande giornale e rimane allo stesso tempo affascinato dal bel mondo romano. Comincia così a farsi spazio in un contesto che sembra respingerlo per le sue umili origini, mentre conosce, per poi invaghirsene, una giovane e sofisticata artista, Renata, legata all’editore del giornale per cui lavora. Ben presto Mattia comincia, coi favori dell’editore stesso, a far parte di quel mondo dorato al quale aveva sempre voluto appartenere. In questo ambiente, però, l’uomo intercetta anche una sotterranea rete di corruzione che coinvolge politici, imprenditori, l’intera Banca Romana e perfino il giornale per il quale lavora. Anche lui resterà intrappolato in questo intreccio di corruzione ma in qualità di burattino, manovrato da piani alti del Potere. Resosi conto di aver venduto l’anima, davanti all’ultima scelta, quella definitiva, deciderà la cosa giusta, denunciando lo scandalo e l’intero giro di corruzione nascosto dietro la Banca Romana, pubblicando sul giornale i nomi dei colpevoli e pagando anche in prima persona per la tacita complicità di cui si è macchiato.
“Roma, in particolare dopo l’annessione al Regno D’Italia (1871) aveva conosciuto uno sviluppo impetuoso: migliaia di torinesi erano arrivati al seguito della nuova amministrazione statale, poi era giunta la Corte e appresso tutti gli altri: avventurieri, artisti, giornalisti, delinquenti, spesso senza limiti netti tra le varie qualifiche.
“Narra la leggenda che, quando nel 1881 Bernardo Tanlongo accettò la nomina a governatore della Banca Romana, i suoi familiari sparsero amare lacrime, presagendo future disgrazie. Di certo c’è che l’istituto era già in pessime condizioni, con una circolazione eccessiva e crediti spesso inesigibili. I motivi, come sempre erano molteplici.
“Al centro di buona parte di questi movimenti convulsi c’era la Banca Romana. Tanlongo, fin dall’inizio, s’era buttato a capofitto in questo vortice edilizio e nell’acquisto della compiacenza di uomini politici e giornalisti per cifre a volte ragguardevoli ( e per di più senza ottenere i favori sperati). Ma il burattinaio, a un certo punto, si scoprì marionetta: Tanlongo in quegli anni era stato costretto a impelagarsi in una serie di salvataggi industriali e finanziari che avevano minato le casse della Banca, già provate dalle spese di rappresentanza e dai crediti concessi senza garanzie agli amici e agli amici degli amici.
“Sta di fatto che le voci sulla cattiva amministrazione della banca romana si rincorrevano ormai da qualche anno, quando l’ispezione condotta dal senatore Alvisi e dal funzionario del Tesoro Biagini scoperchiò per la prima volta il baratro creato da Tanlongo.
“Era il 1889 e Biagini, che materialmente condusse i controlli schivando una serie di tentativi di corruzione, rimase allibito: nella cassa mancavano oltre 9 milioni di lire e, per rimediare alla situazione, Tanlongo aveva fatto stampare 9 milioni e 50 mila lire clandestinamente, cioè senza l’autorizzazione del governo.”
Da L’Indipendente, Domenica 11 aprile 2004
“Lo Scandalo” è una miniserie televisiva che, come nella tradizione del grande romanzo storico reso popolare da Alessandro Manzoni, inserisce un protagonista di invenzione nella Grande Storia. In questo modo Mattia, il nostro personaggio di finzione, attraversa vicende realmente accadute, così da rendere fruibile e popolare il racconto di un momento della Storia d’Italia di grande attualità e risonanza.
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