NOTE DI REGIA
I Contrasti
Quello che mi ha colpito fin dalla prima volta che mi fu raccontata la drammatica storia di Graziella Campagna, sono stati i contrasti. Il contrasto fra l’inaudita ferocia del gesto criminale – cinque colpi di fucile da caccia sparati in faccia – e la fragilità della vittima, una ragazzina minuta di appena 17 anni. Il contrasto fra i piccoli sogni di questa ragazzina – andare a lavorare in una lavanderia per portare un po’ di soldi a casa per contribuire alla famiglia – e l’enorme vischiosa rete di malaffare e di collusioni contro cui questi sogni si erano infranti.
Quando nell’estate del 2005 mi sono recato in Sicilia per conoscere i familiari di Graziella, altri contrasti mi si sono imposti in modo indelebile. Il contrasto tra una famiglia retta ancora, malgrado il dolore e i torti subiti, dall’amore e dalla comprensione reciproca, e la “famiglia” mafiosa, retta invece dal sospetto, dall’avidità e dalla paura.
Il contrasto fra il silenzioso e ombroso paesino d’origine di Graziella, arroccato alle pendici dei monti peloritani, e il luminoso, rumoroso villaggio sul mare dove Graziella era andata a lavorare. Per lei quel viaggio di mezz’ora in corriera significava l’apertura verso la vita, verso la luce. Invece era un inganno. Non stava andando verso la vita, ma verso la morte.
Sono questi i contrasti che ho cercato di rendere affrontando la mia prima regia. La corriera che appare nella prima scena del film è il collegamento tra questi mondi lontani. C’è il mondo di Saponara, dove vediamo Graziella con la sua famiglia all’inizio della storia: un borgo antico, pieno di luci calde e di rapporti affettuosi che si raccoglie nella cerimonia attesa per tutto l’anno, la processione dell’Immacolata. E’ un paese dove vive una famiglia in cui ci si vuole bene, in cui si scherza e ci si sostiene a vicenda.
Poi c’è Letojanni, con la tintoria dove Graziella va a lavorare: un luogo che ha i crismi della modernità, la musica pop che si ascolta dalla radio, una signora che parla degli abiti firmati che vengono da Milano (siamo nel 1985), il sole che luccica tra le palme del lungomare. Ma è in questa luce che Graziella scompare, quel fatale 12 dicembre.
Ora nuovi contrasti si impongono: quello fra le speranze della prima parte, e la tragica realtà che da quel giorno rabbuia la famiglia di Graziella. Emerge lo struggente contrasto tra i fratelli Pietro e Pasquale, divisi dalla maniera di vivere il lutto e di cercare di sopportare quel dolore insopportabile. Ma soprattutto emerge il contrasto fra il carabiniere Pietro, servitore dello stato, e uno Stato che sembra essere contro di lui, mostrando il suo volto più sfuggente: il profilo dell’ambiguità e della connivenza.
La drammatica lotta di Pietro Campagna per affermare la verità sulla morte di sua sorella diventa così il percorso esistenziale di un giovane che, dilaniato da questi contrasti, o forse attraverso essi, arriva ad una sofferta maturità. Pietro infine arriva a conoscere com’è fatto il mondo, a sapere quali forze criminali hanno determinato la morte di sua sorella, ma è una consapevolezza che gli costa la perdita di tanti sentimenti gioiosi che lo accompagnavano: è la vita che hanno rubato anche a lui.
Ringrazio gli attori che hanno partecipato con sensibilità, entusiasmo e dedizione – giuro che non sono espressioni d’uso – condividendo con me l’idea che raccontare questa storia fosse in qualche modo necessario, e che con grande emozione sono stati con me sui luoghi veri, a conoscere le persone che quel dramma avevano vissuto, per poterlo rappresentare sulla scena. Li ho visti più volte commossi, perché ero commosso anch’io. Da sceneggiatore, posso dire di aver frequentato tanti set. Ebbene, raramente ho trovato un gruppo di attori così affiatato e così partecipe. Ritengo che più che per me, questo sia stato un affetto particolare e un rispetto per Graziella e per la sua storia.
Voglio ora parlare di Beppe Fiorello. Beppe non è soltanto l’attore particolarmente bravo e particolarmente sensibile che tutti conosciamo, è qualcosa di più e di diverso. È una bella persona, è genuinamente creativo e ha lasciato un’impronta sulla realizzazione del film con tanti consigli utilissimi per un esordiente, in termini di misura, di gusto, di resa sullo schermo. E poi perché ha condiviso con affetto e divertimento la scelta di andare a girare la storia della famiglia Campagna a Letojanni, il paese dove vive la famiglia Fiorello. Dunque abbiamo girato nei luoghi dove i Fiorello sono stati ragazzi, e dove oggi sua madre ci invitava a pranzo finito il set e dove i parenti – compreso il cugino Peppino che ogni tanto viene coinvolto da Rosario nelle sue trasmissioni – hanno partecipato in veste di attori.
Anche Pietro Campagna è stato spesso con noi durante le riprese, insieme a Pasquale e alle loro famiglie. I suoi ricordi ci hanno permesso di precisare le atmosfere, gli accenti, le situazioni. È stato con noi anche in momenti in cui non mi sarei aspettato che avrebbe voluto essere presente, come la scena del funerale o il momento del ritrovamento di Graziella a Forte Campone. Lo ha fatto per sua sorella prima che per noi, o per sé stesso. Perché il tempo passato non attenuasse la rabbia e il bisogno di combattere ancora.
È la stessa ragione per cui abbiamo fatto questo film.
Graziano Diana
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NOTE DI PRODUZIONE
Quando ho costituito la Albatross Entertainment l’ho fatto con l’intenzione di raccontare storie che sollevassero interrogativi, provocassero emozioni e stimolassero il pubblico televisivo a una profonda riflessione sui conflitti ancora non risolti nella nostra società. Si capisce, dunque, che per me è stato quasi un dovere raccontare la storia di Graziella Campagna, perché in questa storia l’impegno civile e l’impegno umano sono una cosa sola.
Far ragionare, testimoniare e far riflettere le persone: sono questi doveri che ci appartengono come cittadini e come operatori culturali. E appartengono ad un intrattenimento che voglia essere utile, nella tradizione del nostro migliore cinema civile. Crediamo che ciò sia importante, soprattutto per i più giovani che oggi hanno vent'anni e non ricordano, perché non possono ricordare, non ne hanno gli strumenti.
Per tanti anni di Graziella Campagna non si è più parlato. È invece importante impegnarsi affinché questa memoria sia sempre più forte. Perché Graziella non è soltanto l’ennesima vittima della barbarie mafiosa, è anche un simbolo per tanti innocenti che hanno pagato con la vita la collusione di alcuni soggetti istituzionali con la criminalità organizzata.
Graziella è l’innocenza, è la giovinezza, è la vita. Una vita tragicamente spezzata a 17 anni e che ancora oggi chiede giustizia. Non sarà un film a dargliela, me ne rendo perfettamente conto, ma sono certo che “La vita rubata” saprà parlare al nostro pubblico: se riuscirà a scuotere anche soltanto una coscienza – e sono certo che ci riuscirà – allora i miei sforzi saranno ripagati.
Alessandro Jacchia
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Dialogo con Pietro Campagna e Giuseppe Fiorello
Beppe Fiorello: “La motivazione che mi ha spinto a raccontare questa vicenda dimenticata l'ho trovata nel cuore di Graziano Diana e subito dopo negli occhi di Pietro Campagna, che da oggi considero come un mio fraterno amico. Prima di girare ho voluto farmi raccontare da Pietro di Graziella e della sua vita. Ho frugato nei suoi ricordi. Pietro Campagna è un personaggio vero. Ne ho interpretati moltissimi, ma mai ho sentito tanto dolore e sofferenza. Pietro non cercava vendetta ma solo giustizia. Mi chiedo dove abbia trovato la forza per affrontare un dramma simile: chiedere giustizia e ritrovarsi soli. Lo stimo, rispetto il suo dolore e il suo coraggio.”
Pietro Campagna: “Le parole di Beppe mi commuovono. Gli occhi e il sorriso di Graziella saranno sempre dentro di me. Ho lottato 20 anni e continuo a lottare per ottenere giustizia. Beppe, prima del nostro incontro a Messina, era solo un bravo attore. Oggi è anche un caro amico. E, da amico, l’ho accompagnato e seguito per settimane sul set.”
Beppe Fiorello: “Per essere Pietro ho cercato nei suoi occhi e nei suoi gesti la dignità e la forza che lo hanno sostenuto in questi lunghi anni, anni in cui non si è mai rassegnato a un silenzio ingiusto. Mi è stato accanto anche quando abbiamo girato la scena del ritrovamento di Graziella. Mentre giravamo anche la troupe si è commossa.”
Pietro Campagna: “Continuo a rivedere quella scena…”
Beppe Fiorello: “Pietro ha pianto ricordando la scena ‘vera’, quella di allora, ricordando di aver trovato il corpo della sorella, di essersi steso su di lei, di aver urlato il suo nome, disperato. Ora Graziella per me è come una terza sorella!”
Pietro Campagna: “Mia sorella sparì il 12 Dicembre. Venne caricata su un’auto e portata a Forte Campone, nei dintorni di Villafranca, e lì è stata picchiata e uccisa. Mozziconi di sigarette, bicchieri, impronte: quel posto era pieno di tracce. Il corpo di Graziella venne poi abbandonato sulla strada. Io lì ci sono stato, so quello che le è successo prima di morire.
Hanno fatto di tutto per depistarmi, ma non ho mai smesso di indagare. Graziella aveva confidato a mia madre di aver trovato i documenti di Cannata, aveva capito che c’era un’altra persona. Tralasciarono volutamente l’indizio. Ufficiali che non erano ufficiali assistevano agli interrogatori, fu imboccata l’ipotesi del delitto passionale per depistare le indagini. Ma mi hanno aiutato anche persone meravigliose.”
Beppe Fiorello: “Ho cercato di immaginare cosa possa aver pensato Graziella mentre la portavano lassù, quella notte. Era una bambina. È stato un immenso onore aver tentato di restituire alla famiglia Campagna quella vita che gli è stata prima rubata e poi insabbiata per anni. Film dopo film sto cercando di dare un senso utile e civile al mio mestiere, spero di continuare a saper dare voce a chi come Graziella Campagna non sapeva cosa fosse il male. Per la sua intensità, La vita rubata colpisce al cuore.”
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