home | società | area stampa | contatti | blog | english version  
 
 
   
 
 
 
IN POST-PRODUZIONE
 
  terra ribelle  
     
 
IN PRODUZIONE
 
  l'OMBRA DEL DESTINO  
  IL RESTAURATORE  
     
 
in cantiere
 
  L'AVVENTURA DEL PERLA  
  LA STREGA DELLA TV  
  IL BENE E IL MALE 2  
     
 
in archivio
 
  LO SCANDALO DELLA BANCA ROMANA  
  L'ISOLA DEI SEGRETI  
  L'UOMO CHE CAVALCAVA
NEL BUIO
 
  IL BENE E IL MALE  
  LA VITA RUBATA  
  LA TERZA VERITÀ  
  L'AMORE E LA GUERRA  
  OPERAZIONE PILOTA  
  L'UOMO SBAGLIATO  
  L'UOMO CHE SOGNAVA CON
LE AQUILE
 
     
La Terza Verità
LE VOCI CHE UCCIDONO

Miniserie Tv

Andata in onda il 4 e 5 novembre su Rai Uno, con oltre 7 milioni di telespettatori

Un'incredibile coincidenza, un’ipotesi di notizia non verificata, un corto circuito mediatico e sociale. Gli effetti possono essere devastanti, una vita può esserne travolta. Anche quella di un uomo di successo, anche quella di un chirurgo che cura piccoli corpi affetti dal più terribile dei mali. Questa è una tragedia che nasce dal sospetto.

Sergio verrà sospettato di essere un efferato serial killer, di quelli che colpiscono da anni in una ricca città di provincia. Una tragedia, un baratro che improvvisamente risucchia, una dopo l’altra, tutte le nostre certezze. Le nostre, certo. Perché è inutile chiamarsi fuori, questo è il peggior incubo che potrebbe accadere a chiunque di noi. E insegnarci che le voci e le insinuazioni sono più infamanti di una condanna. Che il sospetto corre più veloce del codice penale e può rovinare la reputazione di un uomo.

Senza appello.



cast tecnico
 

Regia
Da un'idea di
Soggetto e sceneggiatura


Direttore della Fotografia
Montaggio

Scenografia
Costumi
Musiche originali composte ed orchestrate da
Suono in presa diretta
Casting
Organizzatore Generale
Ufficio Stampa
Produttori RAI

Prodotto da

Stefano Reali
Alessandro Jacchia
Salvatore Basile
Francesco Balletta
Stefano Reali
Gino Sgreva
Patrizio Marone
Maria Cristina Sansone
Massimo Santomarco
Giuseppe Avallone

Stefano Reali
Mirko Pantalla
Alessandra Agnello
Corrado Trionfera
Patti Vailati
Leonardo Ferrara
Paola Foffo
Alessandro Jacchia
Maurizio Momi


cast artistico
 

Enzo Decaro
Anna anakis
Bianca Guaccero

Marco Falaguasta

Cosimo Cineri

Sebastiano Bianco

Arcangelo Iannace

Pierluigi Misasi


Sergio Giansanti
Claudia Lepore
Lidia Roccella
Guido Salimbeni
Carlo Roccella
Alessandro Sortelli
Nicola Parlanti
Sandro Bonatesta
 

crediti non contrattuali



 
 
  Foto
Video
Rassegna Stampa
Musiche
Sinossi



galleria fotografica
                           
             
                           
             
                           
             
                           
             
                           
 
 



VIDEO
 
   



rassegna stampa
Aiuto, la stampa uccide
La Stampa - 01/05/2007

Sì, le malelingue possono uccidere
Tv Sorrisi e Canzoni - 20/10/2007

Senza legittimo sospetto
TeleSette - 06/11/2007

Ma la verità esiste?
Tv RadioCorriere - 06/11/2007

"La figlia di Elisa" non decolla, Rai Uno impenna
La Provincia - 06/11/2007


MUSICHE



Sinossi

Parte I
- Ci sono uomini che riescono a conciliare una serie apparentemente interminabile di qualità: bontà, bravura, coraggio, integrità…
È il caso di SERGIO GIANSANTI (ENZO DECARO). Sergio è un padre premuroso delle piccole Carlotta e Michela, è un marito esemplare per CLAUDIA (ANNA KANAKIS), concertista che ha rinunciato alla musica per stargli vicino, e soprattutto è un brillante neurochirurgo pediatrico che ha scoperto una nuova cura contro una rara patologia mortale che colpisce migliaia di bambini. Ma in una piccola città come Perugia, mentre c’è chi, come lui, combatte per salvare delle piccole vite, c’è anche chi procura la morte. E nella redazione di un quotidiano locale c’è LIDIA ROCCELLA (BIANCA GUACCERO), una giovane giornalista che scalpita per investigare sul caso del giorno: l’ultimo omicidio di ‘Bracciodiferro’, un serial killer che sventra le sue vittime dopo averle uccise.Ma nel suo ultimo omicidio, “Bracciodiferro” ha lasciato parecchi indizi in più rispetto al solito.
E questi indizi sembrano riguardare Sergio Giansanti.
La sua automobile ritrovata vicino al cadavere, un impermeabile sporco di sangue identico a quello di Sergio e la sua presenza anni prima, a Pisa, negli stessi giorni in cui il killer aveva colpito in quella città. Lidia è una giornalista coraggiosa, che non guarda in faccia a nessuno quando si tratta di scoprire la verità, e così osa chiedere ad una celebrità cittadina come Sergio Giansanti di chiarire le tante coincidenze. Ma Sergio non ha tempo per quello che considera solo l’inutile arrivismo di una ragazza viziata e la snobba, si nega, la pianta in asso. Lidia non si arrende, continua ad investigare sul caso, e si accorge che le “coincidenze” che legano Giansanti al serial killer sono sempre di più. La tecnica chirurgica con cui sono state mutilate le vittime accresce l’atroce sospetto su Sergio, che oltretutto non ha un alibi per la notte dell’ultimo omicidio. Lidia scrive i suoi articoli suscitando un clamore mediatico che diventa un caso nazionale. Il maggiore GUIDO SALIMBENI (MARCO FALAGUASTA) ha fatto un buon lavoro: è stato lui ad avere spinto Lidia a dedicarsi a Giansanti, in modo da poter avere più agilità nel prosieguo delle sue indagini.
In poche settimane Giansanti, da cittadino integerrimo e salvatore di vite innocenti, viene trasformato in un mostro agli occhi dell’opinione pubblica, e sotto la pressione della stampa nazionale viene formalmente indagato. In più, spuntano fuori anche due testimoni oculari, che affermano di avere visto il chirurgo prendere l’ultima vittima a bordo della sua macchina. E il fatto che lui non riesca a ritrovare un suo impermeabile, identico a quello sporco di sangue ritrovato vicino al cadavere, gli spalanca le porte della prigione. I detenuti aspettano Giansanti al varco, decisi a linciarlo. Non c’è perdono possibile per un serial killer che uccide delle ragazzine, in un carcere, presunto o dimostrato che sia, e nel momento in cui Giansanti entra nel penitenziario, l’esecuzione della giustizia sommaria nei suoi confronti è solo una questione di tempo.

Parte II - In totale isolamento, per proteggerlo dalle violenze degli altri detenuti, Sergio è in attesa del processo. L’opinione pubblica però lo ha gia condannato, la sua famiglia è stata isolata, sua moglie vive segregata con le sue figlie, costrette a non potere neanche andare a scuola. Ma un dubbio si insinua nella mente di chi ha innescato tutto questo: Lidia, toccata nel cuore dalle ultime parole che le dedica suo padre in punto di morte. E se Sergio fosse innocente? Se gli indizi contro di lui fossero veramente delle coincidenze? E se la sua innocenza avesse lasciato qualche traccia?
Lidia cerca di allearsi con la moglie di Giansanti e di far riaprire le indagini ai Carabinieri. Ma si accorge a sue spese che “litigare con la notizia”, che lei stessa ha scoperto, è molto difficile, e non è solo il sistema mediatico a opporsi: anche la Voce di Popolo è graniticamente convinta della colpevolezza di Giansanti.
Intanto un’aggressione ai danni di una ragazza, con le stesse modalità di quelle di “Bracciodiferro”, spalanca un baratro di angoscia nella coscienza di Lidia, che ha sempre più la consapevolezza di aver commesso un tragico errore. Ma l’aggressore ha compiuto un passo falso, ha lasciato le proprie impronte sulla borsa della ragazza, che è riuscita a sfuggirgli, ed è risultato essere anche lui un chirurgo, proprio come Sergio. Questo basta per scatenare la caparbietà di due donne alleate: Lidia, che ha capito quanto sia difficile smentire una verità mediatica, e Claudia, che ha trovato dentro di sé le ragioni per continuare a credere a suo marito, l’uomo che ha sempre amato, dopo che aveva persino lei aveva dubitato di lui. La loro tenacia viene premiata, perché l’impermeabile di Sergio, all'improvviso, è sbucato fuori.
E così Sergio è libero... libero di tornare a riabbracciare le sue figlie e di occuparsi di nuovo dei suoi piccoli pazienti, che rischiavano la vita in attesa di un intervento chirurgico.
Sembra tutto finito... ma lo è veramente?
Chi aveva seminato tutti quegli indizi addosso a Giansanti? Chi è veramente Bracciodiferro? E se non era la sua, quale era la mano diabolicamente “chirurgica”, che ben conoscendo le leggi della comunicazione mediatica, voleva fare ricadere proprio su Giansanti la responsabilità degli omicidi? Come è possibile che un qualunque probo cittadino possa essere trasformato in poche ore in un mostro, e anche se venisse prosciolto dalla legge, rimarrà marchiato a vita dalle Voci di Popolo? E come è possibile che qualcuno possa approfittare, a suo vantaggio, di questa terza verità?

“Se lo dicono tutti, vuol dire che è vero…”
Ma forse, proprio perché lo dicono tutti, occorre vigilare.


NOTE DI REGIA

“Se lo dicono tutti, vuol dire che è vero…”
Ma forse, proprio perché lo dicono tutti, occorrerebbe stare particolarmente attenti. Occorrerebbe documentarsi per bene, prima di scrivere o semplicemente dire la propria su qualcuno.
Perché le parole sono spade. Possono uccidere.
E se per superficialità, o per pigrizia, ci limitiamo a ripetere quello che abbiamo sentito dire, sui giornali, in televisione, nella riunione di condominio, al bar sotto casa, sul posto di lavoro, se ci ritroviamo ad assimilare delle voci che abbiamo sentito su quella persona, queste voci ci entrano dentro in maniera silenziosa, subdola, come un virus che si propaga nel nostro corpo senza che il nostro sistema immunitario possa combatterlo. A quel punto diventiamo tutti degli untori che, magari inconsapevolmente, mettono un marchio a fuoco addosso ad una persona.
Un marchio indelebile.
Le voci possono fare dei danni irreversibili.
Anche le voci positive possono fare danni se riguardano dei mascalzoni, nel senso che possono permettere loro di continuare a delinquere, per un certo tempo, protetti da una sostanziale impunità che prima o poi diventerà incredulità, e solo molto tardi potrebbe tramutarsi in sdegno o condanna. Come diceva Lincoln puoi ingannare un gruppetto di persone per parecchio tempo, o un grosso numero di persone per poco tempo, ma non puoi ingannare tutti per molto tempo. Questo per quello che riguarda i preconcetti positivi.
Le voci negative, al contrario, sono resistentissime. Si attaccano addosso alla persona colpita come delle piaghe dermatologiche, visibili a tutti, pubbliche. E sono molto rapide, nel propagarsi. Possono letteralmente dilagare.
Forse è anche per questo che la calunnia, la diffamazione, sono sempre state considerate dei reati penali particolarmente pesanti. Perché tutti sappiamo quanto è difficile sradicare una cattiva voce che si è sparsa.
Il problema è che se qualcuno conosce bene questo meccanismo dell’animo umano, potrebbe usarlo a suo vantaggio, con poca fatica. E’ la forza delle voci che farà il lavoro. E’ la fisiologica attitudine umana a sparlare, ad attribuire il Male all’Altro, che ne sarà il formidabile motore.
È quello che cerco di dire, con questo film: può bastare una piccola boccetta di veleno versata nella cisterna, per avvelenare tutta l’acqua di una città. O anche semplicemente per assopirne le capacità di giudizio dei suoi abitanti.
Questa storia vorrebbe essere un omaggio all’indipendenza del pensiero, alla capacità e alla volontà di andare fino in fondo nella ricerca della verità, per quanto improbabile o intollerabile possa essere. E in un momento come questo, dove è diventato molto di moda attribuire rapacità e spregiudicatezza tout court ai mezzi di comunicazione, mi è sembrato che la giovane giornalista del quotidiano di provincia, con la sua indomabilità nel non guardare in faccia nessuno, ma anche con il suo essere pronta a fare marcia indietro nel momento in cui pensa di essersi sbagliata, e il suo mettersi in discussione e in lotta contro un Sistema che non prevede la possibilità di autocritica, fosse un ottima metafora per riaffermare una certezza che credo appartenga un po’ a tutti: la verità non trionfa da sola, soprattutto nel tempo breve. E dunque bisogna accettare di dover combattere, sempre e comunque, contro le Voci, se si vuole impedire che facciano danni, a volte irreparabili.
Stefano Reali


Dialogo con Enzo Decaro, Bianca Guaccero e Anna Kanakis

Enzo Decaro: "Il film intende lanciare un monito ai media, un invito a moderare i toni, a non dimenticare mai il valore del rispetto del cittadino e soprattutto a considerare il rischio di incorrere in errori, che spesso sono difficilmente risanabili. L'avvertimento del Presidente Napolitano: ''Attenzione a non cadere nel sensazionalismo. I giornalisti siano consapevoli delle ricadute che può avere la denuncia indiscriminata e magari approssimativa" è un chiaro segnale dell'attualità dell'argomento.

Bianca Guaccero: "I media hanno il potere di modificare per sempre la vita di alcune persone. Interpretando il ruolo di Lidia Roccella ho imparato a comprendere meglio la grande macchina giornalistica e a riconoscere il potere che ha di far diventare enorme anche una 'piccola voce' e verità un sospetto".

Enzo Decaro: "Credo sia importante che il pubblico venga sensibilizzato su questo tema, che impari a nutrirsi delle notizie dei media senza mai fare di un'opinione un giudizio. Perché ciò che accade al mio personaggio, Sergio Giansanti, potrebbe capitare a chiunque: ritrovarsi improvvisamente su tutti i quotidiani accusato ingiustamente da una serie di coincidenze. A quel punto anche una persona stimata e rispettata viene guardata con occhi diversi e diventa difficilissimo convincere della propria innocenza, anche con le prove in mano".

Anna Kanakis: "E' verissimo, e spesso accade che l'integrità della persona venga messa in dubbio anche dai familiari e dagli amici. Questo è un altro punto chiave del film che offre lo spunto per interessanti riflessioni: le illazioni dei media hanno il potere di insinuarsi anche tra gli affetti. Nei panni della moglie del dott. Giansanti, Claudia Lepore, ho vissuto il dramma di una donna che vede vacillare l'equilibrio della propria famiglia e da un giorno all'altro rischia di ritrovarsi sotto lo stesso tetto con un estraneo: un uomo che ha sempre stimato, da tutti considerato una persona trasparente d'un tratto si trasforma ai suoi occhi in un potenziale omicida. E il confine che separa il 'Bene' e il 'Male' diventa sempre più labile".

Enzo Decaro: "E' il male dei giorni nostri: si vive in una realtà dove i "buoni" e i "cattivi" non sono più riconoscibili. Sergio Giansanti è un personaggio ricco di sfaccettature: ha fede nella scienza, al punto di fare della sua professione una missione di vita, e adora la sua famiglia, ma ha una personalità molto complessa. Interpretarlo, confrontarmi con lui, conviverci è stato per me come vivere l'ebbrezza spericolata del volo di un Icaro contemporaneo: da una parte attratto verso l'alto da un insopprimibile moto di libertà ed evoluzione, fuori dagli schemi abituali cui, da ricercatore quale è non può sottomettersi ("La scienza non ha per me un suo significato se si arrende davanti alla malattia e alla sofferenza, intese come inevitabili"), e dall'altra intrappolato nelle leggi della gravità che lo trattengono e lo legano alla materia, alle convenzioni sociali, etiche e morali, oltre che professionali. Trovare il punto di equilibrio per non precipitare non è semplice. Soprattutto se nel vento soffiano "quelle voci che uccidono", intrise di menzogna o, peggio ancora, di verità costruite, che incarnano un'ingiustizia a cui ognuno di noi rischia di essere esposto con ben poche possibilità di difendersi.".

Bianca Guaccero: "Anche il personaggio di Lidia ha un rapporto complesso con l'etica: è una ragazza tenace, intraprendente, ma il suo mestiere la mette continuamente di fronte a una scelta: raccontare un fatto per quello che è o attribuirgli un significato. Interpretare questo ruolo da un lato mi ha dato la possibilità di realizzare un sogno che avevo da bambina, scatenare la curiosità e la passione che ho per la scrittura e diventare giornalista; dall'altro mi ha dato modo di maturare non solo professionalmente. Concentrarmi in una recitazione completamente nuova, usare un linguaggio tecnico e dinamico, ha affinato sì le mie qualità di attrice, ma vivere il dramma di Lidia mi ha arricchito soprattutto dal punto di vista umano. Mi sono trovata a fare i conti con una grande responsabilità, quella di imparare a dosare e a calibrare l'uso delle parole, parole che possiedono un potere enorme e che sono grandi messaggere d'amore. Ma che possono anche rovinare per sempre la vita di una persona".


 
    Credits