Sinossi
Parte I - Ci sono uomini che riescono a conciliare una serie
apparentemente interminabile di qualità: bontà, bravura,
coraggio, integrità…
È il caso di SERGIO GIANSANTI
(ENZO DECARO). Sergio è un padre premuroso delle piccole
Carlotta e Michela, è un marito esemplare per CLAUDIA (ANNA
KANAKIS), concertista che ha rinunciato alla musica per stargli
vicino, e soprattutto è un brillante neurochirurgo pediatrico
che ha scoperto una nuova cura contro una rara patologia mortale
che colpisce migliaia di bambini. Ma in una piccola città
come Perugia, mentre c’è chi, come lui, combatte per
salvare delle piccole vite, c’è anche chi procura la
morte. E nella redazione di un quotidiano locale c’è
LIDIA ROCCELLA (BIANCA GUACCERO), una giovane giornalista che scalpita
per investigare sul caso del giorno: l’ultimo omicidio di
‘Bracciodiferro’, un serial killer che sventra le sue
vittime dopo averle uccise.Ma nel suo ultimo omicidio, “Bracciodiferro”
ha lasciato parecchi indizi in più rispetto al solito.
E questi indizi sembrano riguardare Sergio Giansanti.
La sua automobile ritrovata vicino al cadavere, un impermeabile
sporco di sangue identico a quello di Sergio e la sua presenza anni
prima, a Pisa, negli stessi giorni in cui il killer aveva colpito
in quella città. Lidia è una giornalista coraggiosa,
che non guarda in faccia a nessuno quando si tratta di scoprire
la verità, e così osa chiedere ad una celebrità
cittadina come Sergio Giansanti di chiarire le tante coincidenze.
Ma Sergio non ha tempo per quello che considera solo l’inutile
arrivismo di una ragazza viziata e la snobba, si nega, la pianta
in asso. Lidia non si arrende, continua ad investigare sul caso,
e si accorge che le “coincidenze” che legano Giansanti
al serial killer sono sempre di più. La tecnica chirurgica
con cui sono state mutilate le vittime accresce l’atroce sospetto
su Sergio, che oltretutto non ha un alibi per la notte dell’ultimo
omicidio. Lidia scrive i suoi articoli suscitando un clamore mediatico
che diventa un caso nazionale. Il maggiore GUIDO SALIMBENI (MARCO
FALAGUASTA) ha fatto un buon lavoro: è stato lui ad avere
spinto Lidia a dedicarsi a Giansanti, in modo da poter avere più
agilità nel prosieguo delle sue indagini.
In poche settimane Giansanti, da cittadino integerrimo e salvatore
di vite innocenti, viene trasformato in un mostro agli occhi dell’opinione
pubblica, e sotto la pressione della stampa nazionale viene formalmente
indagato. In più, spuntano fuori anche due testimoni oculari,
che affermano di avere visto il chirurgo prendere l’ultima vittima
a bordo della sua macchina. E il fatto che lui non riesca a ritrovare
un suo impermeabile, identico a quello sporco di sangue ritrovato
vicino al cadavere, gli spalanca le porte della prigione. I detenuti
aspettano Giansanti al varco, decisi a linciarlo. Non c’è
perdono possibile per un serial killer che uccide delle ragazzine,
in un carcere, presunto o dimostrato che sia, e nel momento in cui
Giansanti entra nel penitenziario, l’esecuzione della giustizia
sommaria nei suoi confronti è solo una questione di tempo.
Parte II - In totale isolamento, per proteggerlo
dalle violenze degli altri detenuti, Sergio è in attesa del
processo. L’opinione pubblica però lo ha gia condannato,
la sua famiglia è stata isolata, sua moglie vive segregata
con le sue figlie, costrette a non potere neanche andare a scuola.
Ma un dubbio si insinua nella mente di chi ha innescato tutto questo:
Lidia, toccata nel cuore dalle ultime parole che le dedica suo padre
in punto di morte. E se Sergio fosse innocente? Se gli indizi contro
di lui fossero veramente delle coincidenze? E se la sua innocenza
avesse lasciato qualche traccia?
Lidia cerca di allearsi con la moglie di Giansanti e di far riaprire
le indagini ai Carabinieri. Ma si accorge a sue spese che “litigare
con la notizia”, che lei stessa ha scoperto, è molto
difficile, e non è solo il sistema mediatico a opporsi: anche
la Voce di Popolo è graniticamente convinta della colpevolezza
di Giansanti.
Intanto un’aggressione ai danni di una ragazza, con le stesse
modalità di quelle di “Bracciodiferro”, spalanca
un baratro di angoscia nella coscienza di Lidia, che ha sempre più
la consapevolezza di aver commesso un tragico errore. Ma l’aggressore
ha compiuto un passo falso, ha lasciato le proprie impronte sulla
borsa della ragazza, che è riuscita a sfuggirgli, ed è
risultato essere anche lui un chirurgo, proprio come Sergio. Questo
basta per scatenare la caparbietà di due donne alleate: Lidia,
che ha capito quanto sia difficile smentire una verità mediatica,
e Claudia, che ha trovato dentro di sé le ragioni per continuare
a credere a suo marito, l’uomo che ha sempre amato, dopo che
aveva persino lei aveva dubitato di lui. La loro tenacia viene premiata,
perché l’impermeabile di Sergio, all'improvviso, è
sbucato fuori.
E così Sergio è libero... libero di tornare a riabbracciare
le sue figlie e di occuparsi di nuovo dei suoi piccoli pazienti,
che rischiavano la vita in attesa di un intervento chirurgico.
Sembra tutto finito... ma lo è veramente?
Chi aveva seminato tutti quegli indizi addosso a Giansanti? Chi
è veramente Bracciodiferro? E se non era la sua, quale era
la mano diabolicamente “chirurgica”, che ben conoscendo
le leggi della comunicazione mediatica, voleva fare ricadere proprio
su Giansanti la responsabilità degli omicidi? Come è
possibile che un qualunque probo cittadino possa essere trasformato
in poche ore in un mostro, e anche se venisse prosciolto dalla legge,
rimarrà marchiato a vita dalle Voci di Popolo? E come è
possibile che qualcuno possa approfittare, a suo vantaggio, di questa
terza verità?
“Se lo dicono tutti, vuol dire che è vero…”
Ma forse, proprio perché lo dicono tutti, occorre vigilare.
NOTE DI REGIA
“Se lo dicono tutti, vuol dire che è vero…”
Ma forse, proprio perché lo dicono tutti, occorrerebbe stare
particolarmente attenti. Occorrerebbe documentarsi per bene, prima
di scrivere o semplicemente dire la propria su qualcuno.
Perché le parole sono spade. Possono uccidere.
E se per superficialità, o per pigrizia, ci limitiamo a ripetere
quello che abbiamo sentito dire, sui giornali, in televisione, nella
riunione di condominio, al bar sotto casa, sul posto di lavoro,
se ci ritroviamo ad assimilare delle voci che abbiamo sentito su
quella persona, queste voci ci entrano dentro in maniera silenziosa,
subdola, come un virus che si propaga nel nostro corpo senza che
il nostro sistema immunitario possa combatterlo. A quel punto diventiamo
tutti degli untori che, magari inconsapevolmente, mettono un marchio
a fuoco addosso ad una persona.
Un marchio indelebile.
Le voci possono fare dei danni irreversibili.
Anche le voci positive possono fare danni se riguardano dei mascalzoni,
nel senso che possono permettere loro di continuare a delinquere,
per un certo tempo, protetti da una sostanziale impunità
che prima o poi diventerà incredulità, e solo molto
tardi potrebbe tramutarsi in sdegno o condanna. Come diceva Lincoln
puoi ingannare un gruppetto di persone per parecchio tempo, o un
grosso numero di persone per poco tempo, ma non puoi ingannare tutti
per molto tempo. Questo per quello che riguarda i preconcetti positivi.
Le voci negative, al contrario, sono resistentissime. Si attaccano
addosso alla persona colpita come delle piaghe dermatologiche, visibili
a tutti, pubbliche. E sono molto rapide, nel propagarsi. Possono
letteralmente dilagare.
Forse è anche per questo che la calunnia, la diffamazione,
sono sempre state considerate dei reati penali particolarmente pesanti.
Perché tutti sappiamo quanto è difficile sradicare
una cattiva voce che si è sparsa.
Il problema è che se qualcuno conosce bene questo meccanismo
dell’animo umano, potrebbe usarlo a suo vantaggio, con poca
fatica. E’ la forza delle voci che farà il lavoro.
E’ la fisiologica attitudine umana a sparlare, ad attribuire
il Male all’Altro, che ne sarà il formidabile motore.
È quello che cerco di dire, con questo film: può bastare
una piccola boccetta di veleno versata nella cisterna, per avvelenare
tutta l’acqua di una città. O anche semplicemente per
assopirne le capacità di giudizio dei suoi abitanti.
Questa storia vorrebbe essere un omaggio all’indipendenza del
pensiero, alla capacità e alla volontà di andare fino
in fondo nella ricerca della verità, per quanto improbabile
o intollerabile possa essere. E in un momento come questo, dove è
diventato molto di moda attribuire rapacità e spregiudicatezza
tout court ai mezzi di comunicazione, mi è sembrato che la
giovane giornalista del quotidiano di provincia, con la sua indomabilità
nel non guardare in faccia nessuno, ma anche con il suo essere pronta
a fare marcia indietro nel momento in cui pensa di essersi sbagliata,
e il suo mettersi in discussione e in lotta contro un Sistema che
non prevede la possibilità di autocritica, fosse un ottima
metafora per riaffermare una certezza che credo appartenga un po’
a tutti: la verità non trionfa da sola, soprattutto nel tempo
breve. E dunque bisogna accettare di dover combattere, sempre e comunque,
contro le Voci, se si vuole impedire che facciano danni, a volte irreparabili.
Stefano Reali
Dialogo con Enzo Decaro, Bianca Guaccero e Anna Kanakis
Enzo Decaro: "Il film intende lanciare un monito
ai media, un invito a moderare i toni, a non dimenticare mai il valore
del rispetto del cittadino e soprattutto a considerare il rischio
di incorrere in errori, che spesso sono difficilmente risanabili.
L'avvertimento del Presidente Napolitano: ''Attenzione a non cadere
nel sensazionalismo. I giornalisti siano consapevoli delle ricadute
che può avere la denuncia indiscriminata e magari approssimativa"
è un chiaro segnale dell'attualità dell'argomento.
Bianca Guaccero: "I media hanno il potere di
modificare per sempre la vita di alcune persone. Interpretando il
ruolo di Lidia Roccella ho imparato a comprendere meglio la grande
macchina giornalistica e a riconoscere il potere che ha di far diventare
enorme anche una 'piccola voce' e verità un sospetto".
Enzo Decaro: "Credo sia importante che il pubblico
venga sensibilizzato su questo tema, che impari a nutrirsi delle notizie
dei media senza mai fare di un'opinione un giudizio. Perché
ciò che accade al mio personaggio, Sergio Giansanti, potrebbe
capitare a chiunque: ritrovarsi improvvisamente su tutti i quotidiani
accusato ingiustamente da una serie di coincidenze. A quel punto anche
una persona stimata e rispettata viene guardata con occhi diversi
e diventa difficilissimo convincere della propria innocenza, anche
con le prove in mano".
Anna Kanakis: "E' verissimo, e spesso accade
che l'integrità della persona venga messa in dubbio anche dai
familiari e dagli amici. Questo è un altro punto chiave del
film che offre lo spunto per interessanti riflessioni: le illazioni
dei media hanno il potere di insinuarsi anche tra gli affetti. Nei
panni della moglie del dott. Giansanti, Claudia Lepore, ho vissuto
il dramma di una donna che vede vacillare l'equilibrio della propria
famiglia e da un giorno all'altro rischia di ritrovarsi sotto lo stesso
tetto con un estraneo: un uomo che ha sempre stimato, da tutti considerato
una persona trasparente d'un tratto si trasforma ai suoi occhi in
un potenziale omicida. E il confine che separa il 'Bene' e il 'Male'
diventa sempre più labile".
Enzo Decaro: "E' il male dei giorni nostri:
si vive in una realtà dove i "buoni" e i "cattivi"
non sono più riconoscibili. Sergio Giansanti è un personaggio
ricco di sfaccettature: ha fede nella scienza, al punto di fare della
sua professione una missione di vita, e adora la sua famiglia, ma
ha una personalità molto complessa. Interpretarlo, confrontarmi
con lui, conviverci è stato per me come vivere l'ebbrezza spericolata
del volo di un Icaro contemporaneo: da una parte attratto verso l'alto
da un insopprimibile moto di libertà ed evoluzione, fuori dagli
schemi abituali cui, da ricercatore quale è non può
sottomettersi ("La scienza non ha per me un suo significato se
si arrende davanti alla malattia e alla sofferenza, intese come inevitabili"),
e dall'altra intrappolato nelle leggi della gravità che lo
trattengono e lo legano alla materia, alle convenzioni sociali, etiche
e morali, oltre che professionali. Trovare il punto di equilibrio
per non precipitare non è semplice. Soprattutto se nel vento
soffiano "quelle voci che uccidono", intrise di menzogna
o, peggio ancora, di verità costruite, che incarnano un'ingiustizia
a cui ognuno di noi rischia di essere esposto con ben poche possibilità
di difendersi.".
Bianca Guaccero: "Anche il personaggio di Lidia
ha un rapporto complesso con l'etica: è una ragazza tenace,
intraprendente, ma il suo mestiere la mette continuamente di fronte
a una scelta: raccontare un fatto per quello che è o attribuirgli
un significato. Interpretare questo ruolo da un lato mi ha dato la
possibilità di realizzare un sogno che avevo da bambina, scatenare
la curiosità e la passione che ho per la scrittura e diventare
giornalista; dall'altro mi ha dato modo di maturare non solo professionalmente.
Concentrarmi in una recitazione completamente nuova, usare un linguaggio
tecnico e dinamico, ha affinato sì le mie qualità di
attrice, ma vivere il dramma di Lidia mi ha arricchito soprattutto
dal punto di vista umano. Mi sono trovata a fare i conti con una grande
responsabilità, quella di imparare a dosare e a calibrare l'uso
delle parole, parole che possiedono un potere enorme e che sono grandi
messaggere d'amore. Ma che possono anche rovinare per sempre la vita
di una persona".
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