Un film di Graziano Diana
Questo film è dedicato alla memoria di Graziella Campagna.
Nel rispetto di un processo ancora aperto, circostanze, nomi e luoghi
sono stati cambiati.
Ma Graziella no.
In un paesino del messinese, a Savoca, vive una ragazza di 17 anni:
GRAZIELLA (LARISSA VOLPENTESTA). Piena di vita, allegra e laboriosa,
vuole guadagnare qualcosa per dare una mano alla famiglia e “uscire
di casa “, andando incontro al mondo al di fuori del piccolo
paese dove finora ha trascorso i suoi giorni.
Ad attirarla, un giorno, l'insegna di una tintoria nel paese vicino
di Letojanni e quel cartello ben in vista sulla vetrina che recita
come un richiamo del destino: “Cercasi commessa”’.
Un rapido colloquio con la proprietaria e Graziella è assunta:
così, su due piedi, sotto lo sguardo perplesso di suo fratello
PIETRO (GIUSEPPE FIORELLO), giovane carabiniere che l'adora troppo
per osare anche solo provare a contraddirla. Poiché ha promesso
a sua MADRE (AURORA QUATTROCCHI) che continuerà a studiare,
frequenta le scuole serali.
Lavorando in tintoria, Graziella cambia. Pochi mesi e già sembra
un'altra: ha cambiato acconciatura, indossa jeans e un giubbotto nuovo
e ha assunto un'aria più spigliata, meno ragazzina. Tutto merito
di quel lavoro apparentemente umile eppure così ricco di stimoli,
nuove conoscenze, aneddoti curiosi.
Ma inaspettatamente, una sera come tutte le altre, dopo il lavoro,
Graziella scompare. È il 12 dicembre 1985. Le porte della corriera,
che solitamente la riportava a casa da Letoianni, si aprono e si richiudono,
ma senza che Graziella scenda.
Per la famiglia Campagna è uno choc terribile: lei era la luce
degli occhi di mamma, di PAPÀ (MARIO RE), dei fratelli PASQUALE
(ALESSIO VASSALLO), MIMMA (GIULIA GIULINO) e - soprattutto - di Pietro.
Inizialmente tutti pensano a un'innocente "fuitina": la
scappatella romantica di Graziella con il suo corteggiatore FRANCO
GIACOBBE (ALESSANDRO AGNELLO). Ma Franco dice di non saperne niente.
Cresce l’ansia di Pietro, tornato da Reggio Calabria per collaborare
alle ricerche. E due giorni dopo Graziella viene trovata morta, stroncata
da cinque colpi di fucile. Non sembra più neanche lei: diafana
e immobile. Bella. Come sempre. Eppure martoriata da quei colpi micidiali.
Ha inizio così il calvario di Pietro Campagna che, incapace
di accettare l'assassinio della sorella, riesce a lenire il dolore
solo attraverso la ricerca della verità.
Eppure quella indagine – così intima perché rappresenta
anche un viaggio nel dolore e nel lutto - per Pietro è ricca
di ostacoli. “Ogni passo avanti me ne fanno fare due indietro”,
confessa alla moglie NICOLETTA (FEDERICA DE COLA) che, amica di Graziella,
lo incita ad andare avanti a non farsi fermare da chi dovrebbe aiutarlo
e, invece, sembra volere che tutto si fermi, che la verità
non emerga.
Con un’ossessionata ostinazione, Pietro, partendo da un dettaglio
apparentemente insignificante messo in luce proprio da un ricordo
di sua madre, arriverà a scoprire che l’innocente Graziella
è stata uccisa per aver trovato, casualmente, in una giacca,
portata in lavanderia da un uomo insospettabile, qualcosa che non
avrebbe mai dovuto leggere...
La ricerca tortuosa e accidentata porta Pietro a scoprire che il mondo
in cui vive è un universo di falsità e ipocrisia in
cui si celano, impuniti, gli assassini di sua sorella. Si svela così
a poco a poco, davanti agli occhi assetati di giustizia del giovane
carabiniere, l'amara verità: nella provincia di Messina si
nascondevano latitanti mafiosi ricercati dalle forze dell’ordine,
ma protetti da insospettabili amicizie, connivenze, protezioni di
ogni tipo e ad ogni livello.
Ma trovare giustizia è difficile. La realtà intorno
a Pietro si fa sempre più ambigua e sfuggente. Un primo processo
manda assolti i latitanti palermitani la cui identità era stata
scoperta da Graziella. Per Pietro e la sua famiglia sono momenti drammatici,
e in cui sembrano perdersi tutte le speranze di arrivare alla verità.
Solo dopo anni, grazie al prezioso aiuto del CAPITANO PIERLEONI (MARCELLO
MAZZARELLA), le indagini vengono riprese e il processo finalmente
riaperto, con l'aiuto del giovane e appassionato avvocato FABIO REPICI
(ANDREA QUARTANA) -. La sentenza arriva finalmente nel dicembre del
2004. Una sentenza di condanna, vent’anni dopo. Ma cosa può
restituire ad una famiglia che è stata bruciata dal dolore?
La storia di Graziella Campagna è la storia di una ragazza
dal sorriso puro ed aperto alla vita e dagli occhi luminosi. Avrebbe
avuto il mondo ai propri piedi e, invece, il mondo l’ha schiacciata.
Caduto, come una pietra, a rubarle la giovinezza.
Nel 2004, l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato una
legge che riconosce Graziella Campagna “vittima di mafia”,
diciannove anni dopo la sua morte. La sentenza di primo grado, non
passata in giudicato, è modificabile nei successivi gradi di
giudizio.
I Contrasti
Quello che mi ha colpito fin dalla prima volta che mi fu raccontata
la drammatica storia di Graziella Campagna, sono stati i contrasti.
Il contrasto fra l’inaudita ferocia del gesto criminale –
cinque colpi di fucile da caccia sparati in faccia – e la fragilità
della vittima, una ragazzina minuta di appena 17 anni. Il contrasto
fra i piccoli sogni di questa ragazzina – andare a lavorare
in una lavanderia per portare un po’ di soldi a casa per contribuire
alla famiglia – e l’enorme vischiosa rete di malaffare
e di collusioni contro cui questi sogni si erano infranti.
Quando nell’estate del 2005 mi sono recato in Sicilia per conoscere
i familiari di Graziella, altri contrasti mi si sono imposti in modo
indelebile. Il contrasto tra una famiglia retta ancora, malgrado il
dolore e i torti subiti, dall’amore e dalla comprensione reciproca,
e la “famiglia” mafiosa, retta invece dal sospetto, dall’avidità
e dalla paura.
Il contrasto fra il silenzioso e ombroso paesino d’origine di
Graziella, arroccato alle pendici dei monti peloritani, e il luminoso,
rumoroso villaggio sul mare dove Graziella era andata a lavorare.
Per lei quel viaggio di mezz’ora in corriera significava l’apertura
verso la vita, verso la luce. Invece era un inganno. Non stava andando
verso la vita, ma verso la morte.
Sono questi i contrasti che ho cercato di rendere affrontando la mia
prima regia. La corriera che appare nella prima scena del film è
il collegamento tra questi mondi lontani. C’è il mondo
di Saponara, dove vediamo Graziella con la sua famiglia all’inizio
della storia: un borgo antico, pieno di luci calde e di rapporti affettuosi
che si raccoglie nella cerimonia attesa per tutto l’anno, la
processione dell’Immacolata. E’ un paese dove vive una
famiglia in cui ci si vuole bene, in cui si scherza e ci si sostiene
a vicenda.
Poi c’è Letojanni, con la tintoria dove Graziella va
a lavorare: un luogo che ha i crismi della modernità, la musica
pop che si ascolta dalla radio, una signora che parla degli abiti
firmati che vengono da Milano (siamo nel 1985), il sole che luccica
tra le palme del lungomare. Ma è in questa luce che Graziella
scompare, quel fatale 12 dicembre.
Ora nuovi contrasti si impongono: quello fra le speranze della prima
parte, e la tragica realtà che da quel giorno rabbuia la famiglia
di Graziella. Emerge lo struggente contrasto tra i fratelli Pietro
e Pasquale, divisi dalla maniera di vivere il lutto e di cercare di
sopportare quel dolore insopportabile. Ma soprattutto emerge il contrasto
fra il carabiniere Pietro, servitore dello stato, e uno Stato che
sembra essere contro di lui, mostrando il suo volto più sfuggente:
il profilo dell’ambiguità e della connivenza.
La drammatica lotta di Pietro Campagna per affermare la verità
sulla morte di sua sorella diventa così il percorso esistenziale
di un giovane che, dilaniato da questi contrasti, o forse attraverso
essi, arriva ad una sofferta maturità. Pietro infine arriva
a conoscere com’è fatto il mondo, a sapere quali forze
criminali hanno determinato la morte di sua sorella, ma è una
consapevolezza che gli costa la perdita di tanti sentimenti gioiosi
che lo accompagnavano: è la vita che hanno rubato anche a lui.
Ringrazio gli attori che hanno partecipato con sensibilità,
entusiasmo e dedizione – giuro che non sono espressioni d’uso
– condividendo con me l’idea che raccontare questa storia
fosse in qualche modo necessario, e che con grande emozione sono stati
con me sui luoghi veri, a conoscere le persone che quel dramma avevano
vissuto, per poterlo rappresentare sulla scena. Li ho visti più
volte commossi, perché ero commosso anch’io. Da sceneggiatore,
posso dire di aver frequentato tanti set. Ebbene, raramente ho trovato
un gruppo di attori così affiatato e così partecipe.
Ritengo che più che per me, questo sia stato un affetto particolare
e un rispetto per Graziella e per la sua storia.
Voglio ora parlare di Beppe Fiorello. Beppe non è soltanto
l’attore particolarmente bravo e particolarmente sensibile che
tutti conosciamo, è qualcosa di più e di diverso. È
una bella persona, è genuinamente creativo e ha lasciato un’impronta
sulla realizzazione del film con tanti consigli utilissimi per un
esordiente, in termini di misura, di gusto, di resa sullo schermo.
E poi perché ha condiviso con affetto e divertimento la scelta
di andare a girare la storia della famiglia Campagna a Letojanni,
il paese dove vive la famiglia Fiorello. Dunque abbiamo girato nei
luoghi dove i Fiorello sono stati ragazzi, e dove oggi sua madre ci
invitava a pranzo finito il set e dove i parenti – compreso
il cugino Peppino che ogni tanto viene coinvolto da Rosario nelle
sue trasmissioni – hanno partecipato in veste di attori.
Anche Pietro Campagna è stato spesso con noi durante le riprese,
insieme a Pasquale e alle loro famiglie. I suoi ricordi ci hanno permesso
di precisare le atmosfere, gli accenti, le situazioni. È stato
con noi anche in momenti in cui non mi sarei aspettato che avrebbe
voluto essere presente, come la scena del funerale o il momento del
ritrovamento di Graziella a Forte Campone. Lo ha fatto per sua sorella
prima che per noi, o per sé stesso. Perché il tempo
passato non attenuasse la rabbia e il bisogno di combattere ancora.
È la stessa ragione per cui abbiamo fatto questo film.
Graziano Diana
Dialogo con Pietro Campagna e Giuseppe Fiorello
Beppe Fiorello: “La motivazione che mi ha spinto
a raccontare questa vicenda dimenticata l'ho trovata nel cuore di
Graziano Diana e subito dopo negli occhi di Pietro Campagna, che da
oggi considero come un mio fraterno amico. Prima di girare ho voluto
farmi raccontare da Pietro di Graziella e della sua vita. Ho frugato
nei suoi ricordi. Pietro Campagna è un personaggio vero. Ne
ho interpretati moltissimi, ma mai ho sentito tanto dolore e sofferenza.
Pietro non cercava vendetta ma solo giustizia. Mi chiedo dove abbia
trovato la forza per affrontare un dramma simile: chiedere giustizia
e ritrovarsi soli. Lo stimo, rispetto il suo dolore e il suo coraggio.”
Pietro Campagna: “Le parole di Beppe mi commuovono.
Gli occhi e il sorriso di Graziella saranno sempre dentro di me. Ho
lottato 20 anni e continuo a lottare per ottenere giustizia. Beppe,
prima del nostro incontro a Messina, era solo un bravo attore. Oggi
è anche un caro amico. E, da amico, l’ho accompagnato
e seguito per settimane sul set.”
Beppe Fiorello: “Per essere Pietro ho cercato
nei suoi occhi e nei suoi gesti la dignità e la forza che lo
hanno sostenuto in questi lunghi anni, anni in cui non si è
mai rassegnato a un silenzio ingiusto. Mi è stato accanto anche
quando abbiamo girato la scena del ritrovamento di Graziella. Mentre
giravamo anche la troupe si è commossa.”
Pietro Campagna: “Continuo a rivedere quella
scena…”
Beppe Fiorello: “Pietro ha pianto ricordando
la scena ‘vera’, quella di allora, ricordando di aver
trovato il corpo della sorella, di essersi steso su di lei, di aver
urlato il suo nome, disperato. Ora Graziella per me è come
una terza sorella!”
Pietro Campagna: “Mia sorella sparì
il 12 Dicembre. Venne caricata su un’auto e portata a Forte
Campone, nei dintorni di Villafranca, e lì è stata picchiata
e uccisa. Mozziconi di sigarette, bicchieri, impronte: quel posto
era pieno di tracce. Il corpo di Graziella venne poi abbandonato sulla
strada. Io lì ci sono stato, so quello che le è successo
prima di morire.
Hanno fatto di tutto per depistarmi, ma non ho mai smesso di indagare.
Graziella aveva confidato a mia madre di aver trovato i documenti
di Cannata, aveva capito che c’era un’altra persona. Tralasciarono
volutamente l’indizio. Ufficiali che non erano ufficiali assistevano
agli interrogatori, fu imboccata l’ipotesi del delitto passionale
per depistare le indagini. Ma mi hanno aiutato anche persone meravigliose.”
Beppe Fiorello: “Ho cercato di immaginare cosa
possa aver pensato Graziella mentre la portavano lassù, quella
notte. Era una bambina. È stato un immenso onore aver tentato
di restituire alla famiglia Campagna quella vita che gli è
stata prima rubata e poi insabbiata per anni. Film dopo film sto cercando
di dare un senso utile e civile al mio mestiere, spero di continuare
a saper dare voce a chi come Graziella Campagna non sapeva cosa fosse
il male. Per la sua intensità, La vita rubata colpisce al cuore.”
Il caso Campagna: cronologia dei fatti
Graziella Campagna era nata il 3 luglio del 1968 a Saponara, un paesino
del messinese.
E’ scomparsa la sera del 12 dicembre del 1985, dopo essere uscita
dalla lavanderia “La Regina” di Villafranca nella quale
lavorava. Un fratello di Graziella, Pietro Campagna, dovette impegnarsi
da solo nelle indagini, prima per trovare il cadavere della sorella,
sfigurato da cinque colpi di fucile sparati a bruciapelo, poi per
scoprire chi fossero i responsabili del delitto.
Quattro anni dopo, il 1 marzo dell’88, il giudice istruttore
dispose il rinvio a giudizio per l’omicidio di Graziella Campagna
nei confronti dei due palermitani Gerlando Alberti jr e Giovanni Sutera,
latitanti in zona al tempo del delitto.
Il 10 marzo 89 la Corte d’Assise di Messina dichiarò
la nullità degli atti compresa l’ordinanza di rinvio
a giudizio. La causa? La mancata notifica agli imputati della comunicazione
giudiziaria. Gli atti ritornarono agli uffici della Procura e, a conclusione
della nuova fase istruttoria, la Pubblica accusa questa volta avanzò
la richiesta di proscioglimento.
Il giudice istruttore la accolse il 28 marzo del ’90 con l’ordinanza
che dichiarò il non doversi procedere nei confronti di Sutera
e di Alberti per non aver commesso il fatto.
Sei anni dopo, nel febbraio del ’96, il programma “Chi
l’ha visto?” rilanciò il “caso Campagna”
con la lettera di una professoressa che chiedeva la riapertura delle
indagini. Quella lettera ottenne l’effetto sperato. Della storia
di Graziella parlarono poi Carlo Lucarelli nei suoi “Misteri
italiani” e altre trasmissioni
Al termine delle indagini, nel ’98, furono chiesti dalla Procura
sei rinvii a giudizio accusando di omicidio Alberti jr e Sutera e
di favoreggiamento Franca Federico, titolare della lavanderia dove
lavorava Graziella, suo marito, Francesco Romano, la cognata Agata
Cannistrà e il fratello Giuseppe Federico.
La prima udienza è datata 10 dicembre ’98.
La sentenza di condanna all’ergastolo per i due ex latitanti
arriva sei anni dopo l’inizio del processo, l’11 dicembre
2004. Per favoreggiamento saranno condannate a due anni anche le due
donne che lavoravano con Graziella, gli uomini saranno prosciolti,
Francesco Romano essendo nel 2004 deceduto.
Nell’autunno 2006, per un ritardato deposito della sentenza,
è stato scarcerato Gerlando Alberti Jr. A seguito delle polemiche
che ne sono seguite, il ministro Mastella ha inviato gli ispettori
al Tribunale di Messina.
E’ attualmente in corso il processo di appello, aperto nell’
ottobre 2007.
Quando ho costituito la Albatross Entertainment l’ho fatto con
l’intenzione di raccontare storie che sollevassero interrogativi,
provocassero emozioni e stimolassero il pubblico televisivo a una
profonda riflessione sui conflitti ancora non risolti nella nostra
società. Si capisce, dunque, che per me è stato quasi
un dovere raccontare la storia di Graziella Campagna, perché
in questa storia l’impegno civile e l’impegno umano sono
una cosa sola.
Far ragionare, testimoniare e far riflettere le persone: sono questi
doveri che ci appartengono come cittadini e come operatori culturali.
E appartengono ad un intrattenimento che voglia essere utile, nella
tradizione del nostro migliore cinema civile. Crediamo che ciò
sia importante, soprattutto per i più giovani che oggi hanno
vent'anni e non ricordano, perché non possono ricordare, non
ne hanno gli strumenti.
Per tanti anni di Graziella Campagna non si è più parlato.
È invece importante impegnarsi affinché questa memoria
sia sempre più forte. Perché Graziella non è
soltanto l’ennesima vittima della barbarie mafiosa, è
anche un simbolo per tanti innocenti che hanno pagato con la vita
la collusione di alcuni soggetti istituzionali con la criminalità
organizzata.
Graziella è l’innocenza, è la giovinezza, è
la vita. Una vita tragicamente spezzata a 17 anni e che ancora oggi
chiede giustizia. Non sarà un film a dargliela, me ne rendo
perfettamente conto, ma sono certo che “La vita rubata”
saprà parlare al nostro pubblico: se riuscirà a scuotere
anche soltanto una coscienza – e sono certo che ci riuscirà
– allora i miei sforzi saranno ripagati.
Alessandro Jacchia
|