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La Vita Rubata
Film Tv ispirato alla vita di Graziella Campagna
Trasmesso in prima TV il 18 marzo 2008, è stato il programma più visto con il 28,50% di share e oltre 7 milioni di telespettatori. Andato in onda in replica il 17 dicembre 2009, ha nuovamente vinto la serata con 5.179.000 spettatori e il 21,09% di share.
Nessun luogo al mondo sembra più innocente di quella lavanderia sulla strada statale di un paesino del messinese. È luminosa e profuma di pulito. È in quella lavanderia che va a lavorare, nell’estate del 1985, una ragazza di 17 anni, Graziella Campagna. Vuole guadagnare qualcosa, vuole uscire dalla famiglia, vuole conoscere il mondo.
Graziella è una ragazza a posto, con i sogni e le speranze della sua età, giudiziosa e allegra.
Ma la sera del 12 dicembre 1985 Graziella non torna a casa.
Qualche giorno dopo, il suo cadavere viene trovato a pochi chilometri di distanza. Nessun motivo, nessuna ragione apparente dietro l'efferato omicidio. Un omicidio su cui nessuno sembra voler indagare. Eccetto il fratello Pietro, carabiniere, per il quale quella morte misteriosa diventa un'ossessione ed una ragione di vita.
Un'indagine, durata venti anni, porterà lui e la sua famiglia a scoprire il male che viveva intorno a loro in quella provincia apparentemente tranquilla, ma dove la mafia faceva svernare latitanti coperti da una rete di complicità, connivenze e depistaggi.
La storia di Graziella, purtroppo realmente accaduta, è una storia ancora oggi aperta e bruciante, fatta di violenza e di ingiustizia, di sopraffazione e di segreti inconfessabili. È una storia che commuove e indigna, una di quelle storie che non dovrebbero accadere mai e di cui purtroppo la storia del nostro paese è costellata. Un giallo che è anche un viaggio nel lutto fino alla sua definitiva elaborazione. Una storia di tragedia e di pietà, ma anche di amore: un amore poco raccontato nei film, capace di sacrifici e abnegazione, profondo, meno effimero delle passioni ma più duraturo. L’amore tra un fratello e una sorella.


cast tecnico
 

Regia
Soggetto e
sceneggiatura

Fotografia
Scenografia
Costumi
Musiche originali
Edizioni Musicali
Suono in presa
diretta
Montaggio
Casting
Organizzatore
Produttori RAI

Prodotto da

Graziano Diana
Graziano Diana
Stefano Marcocci
Domenico Tomassetti
Blasco Giurato
Mariangela Capuano
Fiamma Bedendo
Pino Donaggio
Rai Trade
Lorenzo Corvi
Giancarlo Laurenzi
Valentina Mariani
Alessandra Agnello
Vincenzo Cartuccia
Paola Foffo
Federica Rossi
Alessandro Jacchia
Maurizio Momi


cast artistico
 

Giuseppe Fiorello
Guia Jelo
Marcello Mazzarella

Alessio Vassallo

Larissa Volpentesta

Federica De Cola

Maurizio Puglisi

Andrea Quartana
Alessandro Agnello

Giulia Gulino
Mario Re
e con

Maurizio Marchetti
e con la
partecipazione di

Aurora Quattrocchi


Pietro Campagna
Bianca Genovese
Capitano Pierleoni
Pasquale Campagna
Graziella Campagna
Nicoletta Campagna
Signor Genovese
Avv. Fabio Repici
Franco Giacobbe
Mimma Campagna
Padre di Pietro

Maresciallo Barresi


Madre di Pietro

 
crediti non contrattuali
 
 
 

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rassegna stampa

MUSICHE
 



LA VITA RUBATA
Un film di Graziano Diana

Questo film è dedicato alla memoria di Graziella Campagna. Nel rispetto di un processo ancora aperto, circostanze, nomi e luoghi sono stati cambiati.
Ma Graziella no.



Sinossi

In un paesino del messinese, a Savoca, vive una ragazza di 17 anni: GRAZIELLA (LARISSA VOLPENTESTA). Piena di vita, allegra e laboriosa, vuole guadagnare qualcosa per dare una mano alla famiglia e “uscire di casa “, andando incontro al mondo al di fuori del piccolo paese dove finora ha trascorso i suoi giorni.

Ad attirarla, un giorno, l'insegna di una tintoria nel paese vicino di Letojanni e quel cartello ben in vista sulla vetrina che recita come un richiamo del destino: “Cercasi commessa”’. Un rapido colloquio con la proprietaria e Graziella è assunta: così, su due piedi, sotto lo sguardo perplesso di suo fratello PIETRO (GIUSEPPE FIORELLO), giovane carabiniere che l'adora troppo per osare anche solo provare a contraddirla. Poiché ha promesso a sua MADRE (AURORA QUATTROCCHI) che continuerà a studiare, frequenta le scuole serali.
Lavorando in tintoria, Graziella cambia. Pochi mesi e già sembra un'altra: ha cambiato acconciatura, indossa jeans e un giubbotto nuovo e ha assunto un'aria più spigliata, meno ragazzina. Tutto merito di quel lavoro apparentemente umile eppure così ricco di stimoli, nuove conoscenze, aneddoti curiosi.

Ma inaspettatamente, una sera come tutte le altre, dopo il lavoro, Graziella scompare. È il 12 dicembre 1985. Le porte della corriera, che solitamente la riportava a casa da Letoianni, si aprono e si richiudono, ma senza che Graziella scenda.

Per la famiglia Campagna è uno choc terribile: lei era la luce degli occhi di mamma, di PAPÀ (MARIO RE), dei fratelli PASQUALE (ALESSIO VASSALLO), MIMMA (GIULIA GIULINO) e - soprattutto - di Pietro. Inizialmente tutti pensano a un'innocente "fuitina": la scappatella romantica di Graziella con il suo corteggiatore FRANCO GIACOBBE (ALESSANDRO AGNELLO). Ma Franco dice di non saperne niente. Cresce l’ansia di Pietro, tornato da Reggio Calabria per collaborare alle ricerche. E due giorni dopo Graziella viene trovata morta, stroncata da cinque colpi di fucile. Non sembra più neanche lei: diafana e immobile. Bella. Come sempre. Eppure martoriata da quei colpi micidiali.

Ha inizio così il calvario di Pietro Campagna che, incapace di accettare l'assassinio della sorella, riesce a lenire il dolore solo attraverso la ricerca della verità.

Eppure quella indagine – così intima perché rappresenta anche un viaggio nel dolore e nel lutto - per Pietro è ricca di ostacoli. “Ogni passo avanti me ne fanno fare due indietro”, confessa alla moglie NICOLETTA (FEDERICA DE COLA) che, amica di Graziella, lo incita ad andare avanti a non farsi fermare da chi dovrebbe aiutarlo e, invece, sembra volere che tutto si fermi, che la verità non emerga.

Con un’ossessionata ostinazione, Pietro, partendo da un dettaglio apparentemente insignificante messo in luce proprio da un ricordo di sua madre, arriverà a scoprire che l’innocente Graziella è stata uccisa per aver trovato, casualmente, in una giacca, portata in lavanderia da un uomo insospettabile, qualcosa che non avrebbe mai dovuto leggere...

La ricerca tortuosa e accidentata porta Pietro a scoprire che il mondo in cui vive è un universo di falsità e ipocrisia in cui si celano, impuniti, gli assassini di sua sorella. Si svela così a poco a poco, davanti agli occhi assetati di giustizia del giovane carabiniere, l'amara verità: nella provincia di Messina si nascondevano latitanti mafiosi ricercati dalle forze dell’ordine, ma protetti da insospettabili amicizie, connivenze, protezioni di ogni tipo e ad ogni livello.

Ma trovare giustizia è difficile. La realtà intorno a Pietro si fa sempre più ambigua e sfuggente. Un primo processo manda assolti i latitanti palermitani la cui identità era stata scoperta da Graziella. Per Pietro e la sua famiglia sono momenti drammatici, e in cui sembrano perdersi tutte le speranze di arrivare alla verità.

Solo dopo anni, grazie al prezioso aiuto del CAPITANO PIERLEONI (MARCELLO MAZZARELLA), le indagini vengono riprese e il processo finalmente riaperto, con l'aiuto del giovane e appassionato avvocato FABIO REPICI (ANDREA QUARTANA) -. La sentenza arriva finalmente nel dicembre del 2004. Una sentenza di condanna, vent’anni dopo. Ma cosa può restituire ad una famiglia che è stata bruciata dal dolore?

La storia di Graziella Campagna è la storia di una ragazza dal sorriso puro ed aperto alla vita e dagli occhi luminosi. Avrebbe avuto il mondo ai propri piedi e, invece, il mondo l’ha schiacciata. Caduto, come una pietra, a rubarle la giovinezza.

Nel 2004, l’Assemblea Regionale Siciliana ha approvato una legge che riconosce Graziella Campagna “vittima di mafia”, diciannove anni dopo la sua morte. La sentenza di primo grado, non passata in giudicato, è modificabile nei successivi gradi di giudizio.


Note di Regia

I Contrasti

Quello che mi ha colpito fin dalla prima volta che mi fu raccontata la drammatica storia di Graziella Campagna, sono stati i contrasti. Il contrasto fra l’inaudita ferocia del gesto criminale – cinque colpi di fucile da caccia sparati in faccia – e la fragilità della vittima, una ragazzina minuta di appena 17 anni. Il contrasto fra i piccoli sogni di questa ragazzina – andare a lavorare in una lavanderia per portare un po’ di soldi a casa per contribuire alla famiglia – e l’enorme vischiosa rete di malaffare e di collusioni contro cui questi sogni si erano infranti.
Quando nell’estate del 2005 mi sono recato in Sicilia per conoscere i familiari di Graziella, altri contrasti mi si sono imposti in modo indelebile. Il contrasto tra una famiglia retta ancora, malgrado il dolore e i torti subiti, dall’amore e dalla comprensione reciproca, e la “famiglia” mafiosa, retta invece dal sospetto, dall’avidità e dalla paura.
Il contrasto fra il silenzioso e ombroso paesino d’origine di Graziella, arroccato alle pendici dei monti peloritani, e il luminoso, rumoroso villaggio sul mare dove Graziella era andata a lavorare. Per lei quel viaggio di mezz’ora in corriera significava l’apertura verso la vita, verso la luce. Invece era un inganno. Non stava andando verso la vita, ma verso la morte.

Sono questi i contrasti che ho cercato di rendere affrontando la mia prima regia. La corriera che appare nella prima scena del film è il collegamento tra questi mondi lontani. C’è il mondo di Saponara, dove vediamo Graziella con la sua famiglia all’inizio della storia: un borgo antico, pieno di luci calde e di rapporti affettuosi che si raccoglie nella cerimonia attesa per tutto l’anno, la processione dell’Immacolata. E’ un paese dove vive una famiglia in cui ci si vuole bene, in cui si scherza e ci si sostiene a vicenda.
Poi c’è Letojanni, con la tintoria dove Graziella va a lavorare: un luogo che ha i crismi della modernità, la musica pop che si ascolta dalla radio, una signora che parla degli abiti firmati che vengono da Milano (siamo nel 1985), il sole che luccica tra le palme del lungomare. Ma è in questa luce che Graziella scompare, quel fatale 12 dicembre.
Ora nuovi contrasti si impongono: quello fra le speranze della prima parte, e la tragica realtà che da quel giorno rabbuia la famiglia di Graziella. Emerge lo struggente contrasto tra i fratelli Pietro e Pasquale, divisi dalla maniera di vivere il lutto e di cercare di sopportare quel dolore insopportabile. Ma soprattutto emerge il contrasto fra il carabiniere Pietro, servitore dello stato, e uno Stato che sembra essere contro di lui, mostrando il suo volto più sfuggente: il profilo dell’ambiguità e della connivenza.

La drammatica lotta di Pietro Campagna per affermare la verità sulla morte di sua sorella diventa così il percorso esistenziale di un giovane che, dilaniato da questi contrasti, o forse attraverso essi, arriva ad una sofferta maturità. Pietro infine arriva a conoscere com’è fatto il mondo, a sapere quali forze criminali hanno determinato la morte di sua sorella, ma è una consapevolezza che gli costa la perdita di tanti sentimenti gioiosi che lo accompagnavano: è la vita che hanno rubato anche a lui.

Ringrazio gli attori che hanno partecipato con sensibilità, entusiasmo e dedizione – giuro che non sono espressioni d’uso – condividendo con me l’idea che raccontare questa storia fosse in qualche modo necessario, e che con grande emozione sono stati con me sui luoghi veri, a conoscere le persone che quel dramma avevano vissuto, per poterlo rappresentare sulla scena. Li ho visti più volte commossi, perché ero commosso anch’io. Da sceneggiatore, posso dire di aver frequentato tanti set. Ebbene, raramente ho trovato un gruppo di attori così affiatato e così partecipe. Ritengo che più che per me, questo sia stato un affetto particolare e un rispetto per Graziella e per la sua storia.

Voglio ora parlare di Beppe Fiorello. Beppe non è soltanto l’attore particolarmente bravo e particolarmente sensibile che tutti conosciamo, è qualcosa di più e di diverso. È una bella persona, è genuinamente creativo e ha lasciato un’impronta sulla realizzazione del film con tanti consigli utilissimi per un esordiente, in termini di misura, di gusto, di resa sullo schermo. E poi perché ha condiviso con affetto e divertimento la scelta di andare a girare la storia della famiglia Campagna a Letojanni, il paese dove vive la famiglia Fiorello. Dunque abbiamo girato nei luoghi dove i Fiorello sono stati ragazzi, e dove oggi sua madre ci invitava a pranzo finito il set e dove i parenti – compreso il cugino Peppino che ogni tanto viene coinvolto da Rosario nelle sue trasmissioni – hanno partecipato in veste di attori.

Anche Pietro Campagna è stato spesso con noi durante le riprese, insieme a Pasquale e alle loro famiglie. I suoi ricordi ci hanno permesso di precisare le atmosfere, gli accenti, le situazioni. È stato con noi anche in momenti in cui non mi sarei aspettato che avrebbe voluto essere presente, come la scena del funerale o il momento del ritrovamento di Graziella a Forte Campone. Lo ha fatto per sua sorella prima che per noi, o per sé stesso. Perché il tempo passato non attenuasse la rabbia e il bisogno di combattere ancora.

È la stessa ragione per cui abbiamo fatto questo film.

Graziano Diana


Dialogo con Pietro Campagna e Giuseppe Fiorello

Beppe Fiorello: “La motivazione che mi ha spinto a raccontare questa vicenda dimenticata l'ho trovata nel cuore di Graziano Diana e subito dopo negli occhi di Pietro Campagna, che da oggi considero come un mio fraterno amico. Prima di girare ho voluto farmi raccontare da Pietro di Graziella e della sua vita. Ho frugato nei suoi ricordi. Pietro Campagna è un personaggio vero. Ne ho interpretati moltissimi, ma mai ho sentito tanto dolore e sofferenza. Pietro non cercava vendetta ma solo giustizia. Mi chiedo dove abbia trovato la forza per affrontare un dramma simile: chiedere giustizia e ritrovarsi soli. Lo stimo, rispetto il suo dolore e il suo coraggio.”

Pietro Campagna: “Le parole di Beppe mi commuovono. Gli occhi e il sorriso di Graziella saranno sempre dentro di me. Ho lottato 20 anni e continuo a lottare per ottenere giustizia. Beppe, prima del nostro incontro a Messina, era solo un bravo attore. Oggi è anche un caro amico. E, da amico, l’ho accompagnato e seguito per settimane sul set.”

Beppe Fiorello: “Per essere Pietro ho cercato nei suoi occhi e nei suoi gesti la dignità e la forza che lo hanno sostenuto in questi lunghi anni, anni in cui non si è mai rassegnato a un silenzio ingiusto. Mi è stato accanto anche quando abbiamo girato la scena del ritrovamento di Graziella. Mentre giravamo anche la troupe si è commossa.”

Pietro Campagna: “Continuo a rivedere quella scena…”

Beppe Fiorello: “Pietro ha pianto ricordando la scena ‘vera’, quella di allora, ricordando di aver trovato il corpo della sorella, di essersi steso su di lei, di aver urlato il suo nome, disperato. Ora Graziella per me è come una terza sorella!”

Pietro Campagna: “Mia sorella sparì il 12 Dicembre. Venne caricata su un’auto e portata a Forte Campone, nei dintorni di Villafranca, e lì è stata picchiata e uccisa. Mozziconi di sigarette, bicchieri, impronte: quel posto era pieno di tracce. Il corpo di Graziella venne poi abbandonato sulla strada. Io lì ci sono stato, so quello che le è successo prima di morire.
Hanno fatto di tutto per depistarmi, ma non ho mai smesso di indagare. Graziella aveva confidato a mia madre di aver trovato i documenti di Cannata, aveva capito che c’era un’altra persona. Tralasciarono volutamente l’indizio. Ufficiali che non erano ufficiali assistevano agli interrogatori, fu imboccata l’ipotesi del delitto passionale per depistare le indagini. Ma mi hanno aiutato anche persone meravigliose.”

Beppe Fiorello: “Ho cercato di immaginare cosa possa aver pensato Graziella mentre la portavano lassù, quella notte. Era una bambina. È stato un immenso onore aver tentato di restituire alla famiglia Campagna quella vita che gli è stata prima rubata e poi insabbiata per anni. Film dopo film sto cercando di dare un senso utile e civile al mio mestiere, spero di continuare a saper dare voce a chi come Graziella Campagna non sapeva cosa fosse il male. Per la sua intensità, La vita rubata colpisce al cuore.”


Il caso Campagna: cronologia dei fatti

Graziella Campagna era nata il 3 luglio del 1968 a Saponara, un paesino del messinese.
E’ scomparsa la sera del 12 dicembre del 1985, dopo essere uscita dalla lavanderia “La Regina” di Villafranca nella quale lavorava. Un fratello di Graziella, Pietro Campagna, dovette impegnarsi da solo nelle indagini, prima per trovare il cadavere della sorella, sfigurato da cinque colpi di fucile sparati a bruciapelo, poi per scoprire chi fossero i responsabili del delitto.
Quattro anni dopo, il 1 marzo dell’88, il giudice istruttore dispose il rinvio a giudizio per l’omicidio di Graziella Campagna nei confronti dei due palermitani Gerlando Alberti jr e Giovanni Sutera, latitanti in zona al tempo del delitto.
Il 10 marzo 89 la Corte d’Assise di Messina dichiarò la nullità degli atti compresa l’ordinanza di rinvio a giudizio. La causa? La mancata notifica agli imputati della comunicazione giudiziaria. Gli atti ritornarono agli uffici della Procura e, a conclusione della nuova fase istruttoria, la Pubblica accusa questa volta avanzò la richiesta di proscioglimento.
Il giudice istruttore la accolse il 28 marzo del ’90 con l’ordinanza che dichiarò il non doversi procedere nei confronti di Sutera e di Alberti per non aver commesso il fatto.
Sei anni dopo, nel febbraio del ’96, il programma “Chi l’ha visto?” rilanciò il “caso Campagna” con la lettera di una professoressa che chiedeva la riapertura delle indagini. Quella lettera ottenne l’effetto sperato. Della storia di Graziella parlarono poi Carlo Lucarelli nei suoi “Misteri italiani” e altre trasmissioni
Al termine delle indagini, nel ’98, furono chiesti dalla Procura sei rinvii a giudizio accusando di omicidio Alberti jr e Sutera e di favoreggiamento Franca Federico, titolare della lavanderia dove lavorava Graziella, suo marito, Francesco Romano, la cognata Agata Cannistrà e il fratello Giuseppe Federico.
La prima udienza è datata 10 dicembre ’98.
La sentenza di condanna all’ergastolo per i due ex latitanti arriva sei anni dopo l’inizio del processo, l’11 dicembre 2004. Per favoreggiamento saranno condannate a due anni anche le due donne che lavoravano con Graziella, gli uomini saranno prosciolti, Francesco Romano essendo nel 2004 deceduto.
Nell’autunno 2006, per un ritardato deposito della sentenza, è stato scarcerato Gerlando Alberti Jr. A seguito delle polemiche che ne sono seguite, il ministro Mastella ha inviato gli ispettori al Tribunale di Messina.
E’ attualmente in corso il processo di appello, aperto nell’ ottobre 2007.


Note di Produzione

Quando ho costituito la Albatross Entertainment l’ho fatto con l’intenzione di raccontare storie che sollevassero interrogativi, provocassero emozioni e stimolassero il pubblico televisivo a una profonda riflessione sui conflitti ancora non risolti nella nostra società. Si capisce, dunque, che per me è stato quasi un dovere raccontare la storia di Graziella Campagna, perché in questa storia l’impegno civile e l’impegno umano sono una cosa sola.

Far ragionare, testimoniare e far riflettere le persone: sono questi doveri che ci appartengono come cittadini e come operatori culturali. E appartengono ad un intrattenimento che voglia essere utile, nella tradizione del nostro migliore cinema civile. Crediamo che ciò sia importante, soprattutto per i più giovani che oggi hanno vent'anni e non ricordano, perché non possono ricordare, non ne hanno gli strumenti.

Per tanti anni di Graziella Campagna non si è più parlato. È invece importante impegnarsi affinché questa memoria sia sempre più forte. Perché Graziella non è soltanto l’ennesima vittima della barbarie mafiosa, è anche un simbolo per tanti innocenti che hanno pagato con la vita la collusione di alcuni soggetti istituzionali con la criminalità organizzata.

Graziella è l’innocenza, è la giovinezza, è la vita. Una vita tragicamente spezzata a 17 anni e che ancora oggi chiede giustizia. Non sarà un film a dargliela, me ne rendo perfettamente conto, ma sono certo che “La vita rubata” saprà parlare al nostro pubblico: se riuscirà a scuotere anche soltanto una coscienza – e sono certo che ci riuscirà – allora i miei sforzi saranno ripagati.

Alessandro Jacchia
 
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