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Per anni hanno venduto illusioni.

Vanna Marchi (in arte Wanna) e la figlia Stefania sono state condannate, dopo un lungo processo, a dieci anni di reclusione per bancarotta fraudolenta, per truffa aggravata e associazione per delinquere a causa delle loro trasmissioni televisive in cui raggiravano spettatori sprovveduti.

Talismani, amuleti e kit contro le influenze maligne erano il rudimentale armamentario “magico” contro la sfortuna e la iettatura. Tale materiale doveva utilizzarsi secondo alcuni fondamentali “rituali” prodigiosi (spicchi d’aglio sparsi in ogni angolo della casa e bustine di sale da cucina sciolti nell’acqua) grazie ai quali si assicurava alla vittima una vincita fortunata ai numeri del lotto o addirittura la guarigione immediata da una grave malattia.

La magia come soluzione alle difficoltà della vita era l’espressione più ricorrente nei programmi televisivi della Marchi, famosa anche per il tono di voce stridulo e per la gestualità incisiva ed inconfondibile, tanto da essere ribattezzata negli anni come la “regina delle televendite”. Attraverso il rito del sale, del corallo, del desiderio e di tante altre assurde dicerie popolari, le Marchi, con la complicità del famigerato mago Do Nascimento, fuggito in Brasile prima di essere arrestato, hanno indotto un rilevante numero di persone a pagare ingenti quantitativi di denaro in cambio di futili oggetti capaci di scacciare il malocchio e le cosiddette “energie negative”.

La storia delle teletruffe ha attraversato l’Italia come una faglia e oltre trecentomila persone sono cadute in questa terribile trappola.

Una vicenda giudiziaria iniziata il 12 dicembre 2001, quando il programma “Striscia la notizia” ha indagato sull’Asciè delle Marchi grazie alla denuncia di una pensionata di 71 anni: la signora Fosca Marcon.

In pochi giorni decine di disgraziati sono usciti allo scoperto e hanno trovato il coraggio di raccontare i loro drammi, le loro miserie e le loro vergogne.

C’è chi ha perso centinaia di milioni e chi ha dilapidato i patrimoni e i risparmi di una vita per raggranellare i soldi necessari da versare alle Marchi.

Il Nucleo Provinciale di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano ha  avviato un’indagine per associazione a delinquere sulle Marchi e per settimane è stato possibile ascoltare le toccanti testimonianze delle vittime. Riti senza capo né coda, costati milioni e milioni, per eliminare negatività e malefici, richieste assillanti a cui seguivano minacce terrificanti in caso di mancato pagamento.

Secondo le Fiamme gialle, che hanno ribattezzato "Tapiro salato" l’indagine, l’Asciè delle Marchi e del mago Do Nascimento ha fatturato più di sessanta miliardi di lire nell’arco dei cinque anni finiti sotto osservazione.

Ora le vittime di tali soprusi reclamano giustizia e lottano per riavere indietro parte dei capitali dilapidati.

Le Marchi, d’altro canto, non si danno per vinte e in tv strillano la loro innocenza. Non chiedono scusa a nessuno e, a colpi di blog e dvd, preparano la loro rivincita. Durante il periodo degli arresti domiciliari, infatti, le donne hanno aperto un videoblog dal titolo“Tutta la verità”, uno spazio web dove raccontano la “loro” versione dei fatti a un pubblico che, nonostante tutto, ne sente ancora la nostalgia.

Forse perché Vanna Marchi offriva certezze rassicuranti.

Anche se a caro prezzo.

 
 
 
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